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IL MONUMENTO

Il complesso di Su Nuraxi comprende un nuraghe quadrilobato, attorno a cui si sviluppa l’ampio villaggio e le mura esterne. Il sito cambiò aspetto e funzioni nei secoli.

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La storia di Su Nuraxi, dalla nascita al suo abbandono, si sviluppa in diverse fasi.

Tra il XIV e il XIII secolo a.C., vengono costruiti il mastio e il bastione quadrilobato. Vengono inoltre realizzati la prima cinta muraria esterna e i nuclei più antichi del villaggio.

Tra il XIII e gli inizi del X secolo a.C., il sito subisce un rafforzamento: il bastione viene rinforzato con uno strato di pietre, si modificano gli ingressi, e viene riorganizzata la cinta esterna. Sul finire dell’età del Bronzo Finale, le parti alte del nuraghe e i terrazzi vengono distrutti.

Tra l’XI e la metà dell’VIII secolo a.C., il villaggio continua a svilupparsi. Acquistano rilievo anche edifici per attività collettive.

Tra l’VIII e gli inizi del VI secolo a.C., il villaggio viene profondamente trasformato con la costruzione di abitazioni composte da più ambienti.

L’abbandono e le epoche successive. Dopo il declino dell’insediamento nuragico, le strutture vengono nuovamente frequentate e riutilizzate sporadicamente in età tardo-punica, romana e altomedievale.

DESCRIZIONE

IL NUCLEO FORTIFICATO

Il cuore di Su Nuraxi è la torre principale o mastio, in origine alta più di 20 metri. Al suo interno, si conservano due camere sovrapposte, mentre della terza camera rimane solo la parte inferiore.

L’ingresso della torre principale, rivolto a sud, è sormontato da un architrave. Sopra si apre una finestrella che potrebbe essere servita ad alleggerire il peso della muratura. Nella camera inferiore sono presenti nicchie e l’accesso alle scale che collegano ai piani superiori. Altri piccoli vani potevano avere funzioni di servizio.

Attorno al mastio a pianta poligonale, si addossa un bastione con quattro torri secondarie unite da cortine murarie. Ogni torre del mastio, in origine, comprendeva due camere sovrapposte.

Dall’ingresso nella cortina sud-orientale si raggiunge un cortile a forma di mezzaluna. Dal cortile si accede al mastio e ad alcune delle torri attraverso stretti passaggi e scale.

IL VILLAGGIO

Intorno al bastione si estendeva un villaggio la cui organizzazione cambiò nel tempo. Nella fase più antica comprendeva circa settanta capanne, in prevalenza circolari, costruite in pietra a secco. Le coperture, oggi scomparse, dovevano essere realizzate con legname e frasche.

In seguito, il villaggio è stato riorganizzato. Sono stati riconosciuti 109 vani distribuiti in 14 abitazioni articolate, ciascuna formata da più ambienti.

Le abitazioni erano di due tipi principali. Quelle «a schiera» con ambienti rettangolari addossati a strutture preesistenti. Quelle «a corte centrale» avevano invece più vani disposti intorno a uno spazio comune, talvolta dotato di un pozzo per raccogliere l’acqua. Alcune abitazioni potrebbero aver avuto un secondo piano.

Piccole strade, vicoli e passaggi collegavano gli edifici e una via principale attraversava il villaggio.

LE FORTIFICAZIONI E LE TRASFORMAZIONI

Attorno al bastione si sviluppa una prima cinta difensiva esterna, detta antemurale, formata da sette torri collegate da cortine murarie.

L’antemurale delimitava e proteggeva anche gli spazi fra il bastione e il villaggio.

Il bastione è stato nel tempo rafforzato con uno strato di pietre addossate alla parete originaria. Il rafforzamento del bastione chiuse l’antico ingresso e venne quindi aperto un nuovo accesso rialzato raggiungibile con una scala rimovibile.

Anche l’antemurale cambiò: alcune cortine furono abbattute e alle torri superstiti se ne aggiunsero altre cinque. La nuova cinta comprendeva ancora sette torri e due accessi. In una fase successiva andarono distrutte le parti alte della fortezza e i terrazzi, mentre il villaggio continuò a essere abitato e trasformato.

LA CAPANNA 80

Fra gli edifici del villaggio, spicca la ‘capanna 80’, un grande ambiente circolare con un anello di sedili in pietra e nicchie lungo le pareti. Viene considerata negli studi la sede delle riunioni degli anziani della comunità.

Al suo interno è stato trovato un modello di torre nuragica in calcare, interpretato come un betilo, cioè una pietra sacra con valore simbolico. Il ritrovamento ha suggerito possibili pratiche rituali.

I MATERIALI

La fortezza e le capanne più antiche sono costruite soprattutto con blocchi di basalto, la roccia vulcanica presente nel territorio. Le murature di queste capanne sono realizzate a secco, senza malta. Le camere interne erano coperte a tholos, la falsa cupola ottenuta con filari di pietra progressivamente sporgenti verso il centro.

Il modello di torre rinvenuto nella ‘capanna 80’ e i grandi blocchi sagomati, detti mensoloni, aiutano a ricostruire l’aspetto dei terrazzi originari che si trovavano sulla sommità del nuraghe.

STORIA E USI

GLI AMBIENTI CON BACILE

In alcune abitazioni a settori sono presenti piccoli vani circolari, con sedili lungo le pareti e un bacile al centro, talvolta affiancato da un forno e da una vasca per l’acqua. La cura della costruzione ha suggerito un uso per riti sacri domestici oppure un precoce impiego termale. Entrambe le funzioni restano ipotetiche.

UN EDIFICIO DECORATO

La ‘capanna zz’, un edificio del villaggio di pianta ovale e conservato solo in parte, presenta una fascia decorativa formata da piccole lastre disposte a spina di pesce. La sua architettura è stata collegata, in via ipotetica, a una funzione pubblica, forse legata ad attività di governo o a udienze. In seguito, l’edificio fu riutilizzato anche in età tardo-punica e romana.

ATTIVITÀ E ALIMENTAZIONE

All’interno delle capanne sono stati trovati focolari, nicchie nelle pareti, una macina e un macinello per i cereali e un forno ricavato nello spessore di una muratura. Questi elementi documentano attività domestiche, tra cui la preparazione e la cottura degli alimenti, insieme alla conservazione delle risorse.

LE FREQUENTAZIONI SUCCESSIVE

Dopo le trasformazioni e il declino del villaggio nuragico, Su Nuraxi conobbe anche periodi di abbandono. Le strutture furono poi riutilizzate in età tardo-punica, romana e altomedievale, con intensità differenti e per scopi insediativi, funerari e sacri. Alcuni ambienti cambiarono funzione, mentre altre parti dell’abitato rimasero riconoscibili.

SCAVI

Prima degli scavi, gran parte del monumento era coperta dai detriti e appariva come una collina. L’affioramento di grandi pietre e il ritrovamento di frammenti di ceramica avevano richiamato l’attenzione sul luogo.

Tra il 1949 e il 1955 Giovanni Lilliu diresse le campagne archeologiche che riportarono alla luce le strutture di Su Nuraxi. Lo studio delle murature, dei reperti e della successione degli interventi permise di ricostruire le fasi di costruzione della fortezza e le trasformazioni del villaggio.

Le fotografie degli scavi documentano anche le condizioni del monumento durante le ricerche.

FONTI

Fondazione Barumini, Su Nuraxi di Barumini, brochure in italiano, pp. 3, 7-9, 11, 13-20, 22, 25-26.

Ministero della Cultura, Su Nuraxi di Barumini, scheda UNESCO: https://unesco.cultura.gov.it/projects/su-nuraxi-di-barumini/

IDESE, Complesso nuragico Su Nuraxi: https://idese.cultura.gov.it/place/complesso-nuragico-su-nuraxi/

IL NOME DEL SITO

In lingua sarda Su Nuraxi significa «Il nuraghe». Il nome richiama la grande struttura monumentale attorno a cui si è sviluppato l’insediamento nuragico.

IL PAESAGGIO

Su Nuraxi sorge ai piedi della Giara di Gesturi, nel territorio di Barumini, dove sono documentati 26 siti nuragici.

L’insediamento si sviluppò attorno a una grande fortezza con un sistema di fortificazioni esterne e con un villaggio cresciuto attorno al nucleo fortificato.